Dati

Dal 1950 è dimostrato che il fumo di tabacco contiene sostanze cancerogene. Ciononostante ancora oggi l'industria del tabacco non riconosce ufficialmente che, nella maggior parte dei casi, il cancro ai polmoni è associato al fumo di tabacco.

Dal 1960 l'industria del tabacco dispone di studi interni riservati, dai quali risulta che il fumo crea dipendenza. Ciononostante essa ne minimizza ancora le ripercussioni. Probabilmente ritiene che, se non creasse dipendenza, l'industria del tabacco ben presto non esisterebbe più. Ha ammesso, quando gli studi riservati sono diventati pubblici, la possibilità di una qualche dipendenza, paragonabile a quella da computer o shopping. Ha inoltre chiuso di punto in bianco i laboratori nei quali era stata dimostrata la capacità di creare dipendenza.

In molti Stati, fra i quali la Svizzera, le leggi proibiscono la pubblicità di tabacco rivolta ai giovani. Documenti dimostrano ciò che ci si poteva aspettare: il mercato dei giovani è di importanza cruciale per l'industria del tabacco. Documenti svelano addirittura le strategie per consolidare le abitudini al fumo in questa fascia d'età.

L'industria del tabacco asserisce che la sua pubblicità serve ad alzare le quote di mercato e non a reclutare nuovi fumatori. Studi scientifici hanno invece dimostrato il contrario. Essa persuade ad iniziare a fumare, trasmettendo valori positivi e/o socialmente riconosciuti, come indipendenza, machismo, glamour, intelligenza, che vengono accoppiati in maniera inconfondibile con la marca delle sigarette.

L'industria del tabacco ha tentato di produrre sigarette meno dannose. Le sigarette light sono però state smascherate come una speranza ingannevole: normalmente vengono fumate in modo tale che il livello di nicotina rimane quello abituale. Inoltre le macchine da fumo per misurare i contenuti di nicotina e catrame non sono state regolate per simulare effettivamente il modo di fumare umano. Di conseguenza i valori misurati non corrispondevano. Presto le sigarette light saranno proibite in Svizzera.

L'industria del tabacco ha "comprato" degli scienziati perché sostenessero che il fumo passivo non danneggia la salute. Gli studi scientifici, fra i quali SAPALDIA e SCARPOL in Svizzera, hanno fornito prove sconvolgenti. Nello statuto dei lavoratori svizzeri è poi ancora fissato dal 1993 che i lavoratori che si sentono importunati dal fumo di tabacco hanno diritto ad un posto di lavoro senza fumo (Statuto dei lavoratori, art.6, decreto 2 art.19).

La pubblicità del tabacco inoltre mira a raggiungere quella parte della popolazione adulta che include meno fumatori: le donne. Una ricerca mostra che su 4 delle riviste più lette dalle donne in Svizzera, una non permette la pubblicità del tabacco, un'altra limita gli introiti da inserzioni dell'industria del tabacco all'1%, la terza la considera "una cosa trascurabile" e la quarta "retrograda". Fra le riviste più lette dalle ragazze, "Mädchen", "Musenalpexpress" e "Schweizer Familie" dichiarano che non permettono la pubblicità del tabacco, e "Brigitte" valuta gli introiti provenienti dalle inserzioni allo 0,3%. Ciò dimostra che gli editori ritengono evidentemente la pubblicità del tabacco efficace e che hanno deciso a favore della salute pubblica.

L'industria del tabacco definisce, nel suo interesse, i suoi prodotti "un genere voluttuario" legale. Il fumo sarebbe un piacere sociale largamente diffuso. I fumatori sarebbero pienamente coscienti dei rischi e li accetterebbero, pur di gustare il piacere del fumo.